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L’ESERCITO

DELLA

REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA

 

di Renato Ballanti

(ANCFARGL Bologna)

 

 

Prima di entrare nel vivo dell’argomento occorre fare, per quanto riguarda i reparti della R.S.I, una netta distinzione tra forze armate propriamente dette e formazioni armate.

Le prime erano regolamentate da provvedimenti legislativi, mentre le altre erano il frutto di iniziative personali.

In funzione delle finalità si possono classificare in:

- prettamente militari

- di polizia (Milano ne aveva ben 16)

. di partito (Brigate Nere)

Ma la suddivisione più significativa è quella tra:

- coscritti di leva o richiamati

- volontari.

Quanto segue si propone di descrivere, per sommi capi, alcuni aspetti della struttura numericamente più importante delle FF.AA della R.S.I., cioè l’Esercito.

L’approntamento dei primi reparti inizia nel novembre 1943 con la chiamata alle armi, tramite i preesistenti distretti militari, dei coscritti di leva delle classi 1925, 1924 e 1923 (parte).

Il numero degli arruolati risultò molto inferiore alle aspettative anche se il bando di chiamata prevedesse punizioni severissime per i renitenti, estendendone la responsabilità ai capifamiglia ed ai podestà.

Il non sospettabile Fausto Vighi ufficiale partigiano bolognese, che ha molto scritto su quei tempi, così commenta l’avvenimento:

“molti giovani specie in Emilia Romagna, avevano risposto alla chiamata ubbidendo alle indicazioni dei partiti antifascisti clandestini. In attesa che il movimento partigiano, ancora alle origini, si occupasse logisticamente per ricevere i molti che non volevano servire Salò, si suggeriva ai giovani di presentarsi , ma di tenersi pronti a disertare. La direttiva era realistica…”(vedi la rivista La Patria del 22.4.1984).

Con la primavera 1944 vennero gradualmente richiamate le classi dal 1923 al 1914 e nell’agosto 1944 fu la volta del primo semestre 1926.

Nel contempo il numero dei renitenti e dei disertori assumeva dimensioni preoccupanti, tali da compromettere l’efficienza e l’affidabilità dei reparti. Ma soprattutto accresceva la forza e l’attività delle formazioni dei ribelli (il termine partigiani verrà dopo), nelle quali chi si sottraeva al servizio militare trovava rifugio.

 I notiziari, che i comandi provinciali della G.N.R. (ex Milizia) inviavano ogni giorno al Comando Generale di Brescia, avevano come argomento predominante le diserzioni. (V, L’esercito di Salò, di Giampaolo Pansa).

Se i soldati scarseggiavano gli ufficiali erano in numero eccessivo. Fu istituita una commissione di sfoltimento ma i i risultati furono scarsi.

Il fenomeno del volontariato va esaminato considerando separatamente gli arruolamenti avvenuti in Italia, e quelli in Germania.

Nel primo caso nella truppa dell’esercito, fu inesistente.

Situazione diversa per gli ufficiali, i paracadutisti e i bersaglieri.

Nel secondo caso i volontari furono circa 12000 (ufficiali compresi) e vennero ripartiti tra le quattro divisioni in formazione in Germania.

Essi provenivano dai campi di internamento per cui è naturale pensare che il disumano trattamento cui erano sottoposti abbia fiaccato la resistenza dei più deboli. Infatti rientrati in Italia disertarono anch’essi al pari degli altri.

Il clima che regnava tra la truppa dell’esercito è descritto in una lettera di un protagonista inviata alla rivista “Il Secondo Risorgimento”, e pubblicata a pag.41 del 1° trimestre 1997.

Ne stralciamo alcune frasi: “ facevamo il soldato senza entusiasmo; speravamo nella vittoria degli alleati; odiavamo i tedeschi e quelli delle formazioni fasciste; più di una volta ci siamo sfogati cantando Bandiera Rossa.”

Alla fine delle ostilità il C.N.L. (Comitato Nazionale di Liberazione) dispose che, a differenza di altre categorie, i militari delle forze di coscrizione dell’esercito repubblicano, fossero, in assenza di elementi di reato, messi in libertà e muniti di lasciapassare per raggiungere le loro case. Sono in possesso della relativa documentazione.

Coloro che oggi scrivono sul tema della pacificazione, pro o contro che siano, dovrebbero uscire dal generico e riflettere sui criteri adottati allora dal C.N.L.

Indubbiamente anche i coscritti hanno militato dalla parte “sbagliata”, ma non vanno accomunati a quelli delle Brigate Nere e simili.

In stretta analogia a quanto gli Alleati facevano al sud va sottolineato il fatto che la Werhmatch fu sempre contraria alla costituzione di unità combattenti, pretendendo invece la formazione di reparti ausiliari e di supporto di cui avevano un gran bisogno.

Questi i principali reparti che l’esercito allestì dal 1943 al 1945:

- 48 battaglioni Genio F.C,, i primi ad essere formati ed inviati in tutta fretta al fronte sud o nelle immediate retrovie:

- 14 battaglioni pionieri (Pontieri, artieri, stradali, costruttori, ecc.);

- 50 battaglioni lavoratori;

- 17 battaglioni costieri;

- 9 battaglioni di salmerie e carreggio;

- 4 battaglioni bersaglieri autonomi ( più altri 15 inquadrati o confluiti nelle quattro divisioni o trasformati in costieri);

- 2 battaglioni paracadutisti (poi passati all’aeronautica);

- 17 gruppi di artiglieria costiera;

- 4 divisioni di fanteria (formate in Germania con armamento tedesco);

- 11 comandi regionali

- 65 comandi provinciali con relativo reparto presidiario;

- 72 distretti militari;

- un impressionante numero di depositi, servizi, centri, direzioni, ispettorati, istituti, scuole, magazzini, parchi, ospedali, laboratori, stabilimenti, ecc. il tutto ereditato dal passato Regio Esercito e mantenuto se non amplificato, per impiegare generali e ufficiali in soprannumero (v. La Patria, citata).

La X° divisione M.A.S. richiede alcune precisazioni.

Era su base esclusivamente volontaria con caratteristiche del tutto particolari, e giuramento diverso da quello ufficiale. Veniva (e lo viene tuttora) considerata una “milizia privata” del comandante Junio Valerio Borghese, sempre insofferente a riconoscere la dipendenza da alcuno.

Riesce quindi difficile classificarla tra le FF.AA “regolari” anche se due suoi battaglioni, disgiuntamente, ed in periodi diversi abbiano, per alcuni mesi combattuto al fronte: il “Barbarigo” ad Anzio, ed il “Lupo” in Romagna.

La X° M.A.S. fu in prevalenza impiegata in compiti di presidio e contro i partigiani.

Le fondamentali differenziazioni più volte quì rimarcate emergono anche nella delega conferita il 26.4.1945 al Gen. Karl Wolf dal Maresciallo Graziani, Ministro delle FF.AA della R.S.I. per trattare la resa di Caserta.

Nel testo il Maresciallo cita distintamente le “Truppe regolari dell’Esercito Italiano, dell’Arma Aerea e della Marina” ed i “Reparti militari fascisti” (v.ACTA N°2, del 2002).

Il decreto Luogotenenziale del 5 ottobre 1944 N°249 dichiarò nullo il servizio militare prestato nella R.S.I..

Nel marzo 1946 vennero chiamati alle armi coloro che, pur avendone l’obbligo, non avevano ancora assolto il servizio di leva.

Pertanto molti giovani della classe 1925, 1924 e 1923 (parte) dovettero ripeterlo stante la dichiarata nullità di cui sopra.

Risultò così che i primi soldati della Repubblica Italiana – proclamata il 2 giugno 1946 – fossero, in prevalenza, ex appartenenti alle forze armate e formazioni armate di ogni tipo della R.S.I.

E paradossalmente si trovarono inquadrarti negli stessi reparti con tanti ex partigiani che, non avendo maturato i mesi di attività richiesta per l’esenzione, non la poterono ottenere.

 

 

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