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FATTI DI IERI NELLA MEMORIA DI OGGI
Fermo Rizzi
(Presidente
della Sezione Ancfargl di Modena e Reggio)
Il 5 dicembre 2002, invitato dal Comandante dell'Accademia Militare
di Modena, sono andato ad ascoltare la conferenza che il Presidente della
nostra Associazione, Generale Senatore Luigi Poli, ha tenuto nell'Aula Magna
dell'Accademia sul tema: "La Guerra di Liberazione 1943-1945 ed il
contributo italiano allo sforzo bellico alleato. Conseguenze politico-militari
sul piano nazionale ed internazionale".
La sala era piena
di accademisti. Soltanto una ventina di ex combattenti erano presenti.
L'esposizione dell'oratore
è stata, per quanto possibile (data la ristrettezza del tempo a disposizione) esauriente
e integrata anche dalla proiezione di un filmato.
Mi sono reso
conto che i giovani (anche i giovani accademisti) nulla conoscono di quel
periodo. Nulla sanno di quel manipolo di giovani che subito dopo l'8 settembre
hanno aderito all'appello del Generale Dapino, ed hanno dato vita ad un
Raggruppamento, il 1° Raggruppamento Motorizzato, forte di circa 5000
uomini, che chiese ed ottenne di combattere contro il tedesco che nel frattempo
aveva occupato buona parte dell'Italia.
Non dimentichiamo
che quello è stato il primo nucleo del nuovo esercito italiano.
Il battesimo del fuoco
lo avemmo l'8 Dicembre 1943, purtroppo con un esito disastroso. La nebbia che
calò quel mattino su tutta la zona, favori si in un primo tempo, l'avanzata dei
nostri , ma il suo rapido dissolversi lasciò tutti allo scoperto (trattasi di
un terreno di tipo carsico) rendendoli facili bersagli dei tedeschi appostati
dietro a massi rocciosi.
Oltre 70 furono i
nostri caduti.
Il giorno 16
dicembre l'azione fu ripetuta con successo e Monte Lungo fu conquistato.
Questo il
racconto del Generale Poli. Questo quanto accadde quel giorno che tutti noi
conoscevamo ma di cui nessuno parlava.
A questo primo
Gruppo si aggiunsero via via altri reparti e altri uomini fino a raggiungere un
contingente di circa 500 mila uomini (oggi definiti anche "Armata
Scomparsa" poiché sono finiti nell'oblio).
Fu un contributo
significativo che seppe dimostrare agli Alleati che gli Italiani non erano un
tutt'uno col fascismo.
Ho sentito
parlare tante volte di tradimento!! Se tradimento c'è stato, è stato quello del
fascismo, che ha portato l'Italia ad allearsi con la Germania Nazista.
Voglio narrare
episodi che direttamente ho vissuto.
Siamo nel
settembre del 1941, quindi ben lontani dall'8 sett.1943. Di stanza a Verona
(divisione Pasubio). Ero in attesa di partecipare al Corso Allievi Ufficiali di
complemento. Mi si offre la possibilità di fare un servizio di scorta ad un
treno di materiali diretto alle nostre truppe sul fronte Russo. 1 convogli
tedeschi procedevano celermente, mentre i nostri treni venivano fatti sostare a
lungo in stazioni ferroviarie intermedie. ( per citarne due soltanto, una sosta
a Dombrova, in Polonia di 35 giorni, un'altra a Baglei ,in Ucraina a 40 km. da
Dnepropetrosk. di 45 giorni) . Il viaggio terminò in questa città il 22 dicembre
1941.
Dnepropetrosk era
città di retrolinea, e la vita cittadina ricominciava lentamente; funzionava
qualche cinema. Militari italiani ci raccontavano di continue scaramucce che
avvenivano con i soldati tedeschi. Capitava che entrassero soldati tedeschi e,
trovando il cinema con tutti i posti occupati, pretendevano che i soldati
italiani cedessero loro il posto. Al che gli italiani (erano militari del 3°
bersaglieri di Milano) reagirono risolutamente.
Di questo ed
altro relazionai al mio rientro a Verona.
Altro episodio:
eravamo nel luglio del 1943 il nostro Gruppo era di appoggio alla divisione
"Goering". Avvenne lo sbarco Alleato nel golfo di Gela in Sicilia.
Visto che le cose non si mettevano bene, la divisione tedesca incominciò a
ripiegare e noi fummo impiegati per rallentare l'avanzata degli Alleati onde
facilitare loro la ritirata. Arrivò poi anche a noi l'ordine di ripiegare.
Giunti a Barcellona di Sicilia, seguì un'ulteriore ordine: abbandonare tutti i
cannoni e tutti gli automezzi e raggiungere a piedi Messina attraversando i
monti Peloritani. Una volta a Villa San Giovanni, sempre a piedi, ci dirigemmo
verso l'Aspromonte. Le truppe tedesche ci sorpassavano con armi e automezzi. Ci
accorgemmo che, fra gli automezzi, c'erano anche quelli che noi fummo costretti
ad abbandonare.
Decidemmo di fare
un'azione di forza e riuscimmo a togliere loro sette nostri autocarri. Poi
dovemmo desistere perché da quel momento i tedeschi venivano avanti con le
mitragliatrici puntate.
Furono, quei
sette automezzi, la nostra salvezza. Infatti nel prosieguo del cammino, fino a
Sibari, ci furono utili per i rifornimenti di viveri e per il trasporto di
infermi.
A Sibari trovammo
la ferrovia funzionante e col treno ci avviammo verso il Nord, meta Riccione. Ci
colse la notizia della firma dell'armistizio da parte dell'Italia nella zona di
Bari. Arrivati a Cerignola, "radio scarpa" ci informò che, se fossimo
arrivati a Foggia i tedeschi avrebbero chiuso i nostri vagoni e avrebbero fatto
proseguire il treno dritto dritto fino in Germania.
Il nostro
Comandante (il Ten.Col.Cuccia) diede l'ordine al macchinista di invertire la
marcia e arrivammo cosi a Bari, circa verso il 19/20 settembre del 1943, dove
ci fu l'adesione quasi totale del Gruppo all'appello del Generale Dapino.
Ho voluto
testimoniare il comportamento dei “camerati” tedeschi nei nostri confronti.
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