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Luigi Missoni M.O.V.M.

T. Francesconi

 

 

La massima decorazione al valor militare per le Forze Armate Italiane è sempre stata, dagli albori del Risorgimento la medaglia d’oro concessa con estrema parsimonia e prevalentemente alla memoria. Lo scrivente di questa nota ne ha conosciute tre, due delle quali concesse a viventi

Ritengo di essere molto probabilmente l’unico ex combattente del conflitto 1940-45 che oggi possa riferire sull’argomento: persone, stati d' animo, mentalità di un'epoca che sta sfumando nella irrealtà.

Il primo di questi eroici soldati fu il sottotenente Luigi Missoni. L’occasione dell’incontro non è facile da far comprendere ad un lettore che non visse seppure marginalmente quel periodo.

Era la primavera del 1943 e la guerra volgeva rovinosamente.

Il granatiere Luigi Missoni, nato nel 1915 a Gravosa in Dalmazia apparteneva a quel gruppo etnico di italiani che col patrocino della repubblica di San Marco aveva guidato la regione dall’ anno 1200 circa, per trovarsi poi assoggettato all'impero austroungarico dal 1815 e gradualmente sommerso dal retroterra slavo.

La sua famiglia aveva mantenuto alto il nome della patria, la lingua, la cultura italiana.

Dopo aver conseguito il diploma di ragioniere frequentando l’Istituto "Nolfi” di Fano nel 1936 entrava nella accademia di fanteria e cavalleria di Modena e nell'ottobrc 1939 era nominato sottotenente di fanteria in S.P.E.. Frequentata la Scuola di Applicazione veniva destinato al 1° reggimento Granatieri di Sardegna e partiva per 1’Albania dove transitava al 3° Granatieri e partecipava a numerose azioni di guerra al comando di un plotone fucilieri della 7° compagnia.

Veniva decorato di medaglia d’oro con la seguente motivazione:

 

Comandante di un plotone di fucilieri, si distingueva in numerosi combattimenti, per l’ardire e l’entusiasmo che trasfondeva nei propri granatieri guidandoli alla lotta.

Durante un violentissimo attacco condotto da preponderanti forze nemiche, si prodigava incessantemente per incitare i suoi uomini al combattimento, portandosi con eroico ardore dove più ferveva la mischia.

Mentre aiutava due granatieri feriti a recarsi in luogo più coperto, veniva colpito gravemente al viso da una raffica di mitragliatrice. Invitato dal comandante la compagnia a portarsi al posto di medicazione, fieramente rispondeva che poiché l’avversano incalzava, suo dovere era rimanere fra i propri uomini..

Partecipava quindi di nuovo valorosamente alla lotta, lanciando bombe a mano contro il nemico in forze giunto a distanza di assalto.

Una fucilata gli faceva esplodere una bomba nella mano, asportandogli l'arto.

Mutilato nel corpo, ma saldo nell' animo, lancia a più riprese ai suoi granatieri il grido di fede e di lotta. “Viva 1’Italia”, fino a quando per la grande perdita di sangue si accasciava al suolo. Espressione delle più' salde virtù militari ( M.Shpat, Fronte Greco, 14 dicembre 1940).

 

Va aggiunto che la famiglia Missoni, come generalmente gli italiani di Dalmazia, erano esemplari per il loro amor di Patria tanto che nel corso del secondo conflitto mondiale si guadagnarono ben otto medaglie d'oro al valore militare.

Non a caso il cugino di Luigi, il noto stilista Ottavio, dalmata di Ragusa, fu combattente in prima linea ad El Alamein.

Catturato nell'ottobre del 1942 mantenne la sua fierezza rifiutando di collaborare con i vincitori quando dopo l'8 settembre, fu offerto ai prigionieri, sotto gli auspici del governo Badoglio questa prospettiva che avrebbe consentito un rimpatrio anticipato.

Anche il Missoni stilista fu degno del nome: rifiutò e fu trattenuto dietro i reticolati per un altro anno. Il chè non gli impedì di partecipare nel 1948 alle Olimpiadi di Londra come quattrocentista e classificarsi quarto.

Il tenente Missoni venne a Zara nella primavera del 1943, dove risiedevo a tenere una conferenza. Zara malgrado l’andamento rovinoso della guerra, per la sua tradizione e per la sua posizione di capitale della regione annessa, era saldamente attestata su posizioni patriottiche. Nel 1940 il G.U.F. (Gruppo Universitario fascista) aveva propagandato 1' arruolamento volontario ricevendo molte adesioni: almeno quaranta degli studenti del 1920 e del 1921 erano partiti per i vari fronti e pagarono con molto sangue. Nel 1943 era stato organizzato l’arruolamento al quale potevano rispondere solo i ragazzi del 1924 e 1925 ed io fui uno tra questi.

Venimmo presentati al tenente Missoni e questi ci ringraziò.

Missoni era un gran bel ragazzo e penso che molte ragazze di Fano, ignorando la sua tristissima fine, lo sognassero, ancora molti anni dopo.

La consegna della medaglia d'oro creò qualche difficoltà agli addetti al cerimoniale: fra il Re ed il decorato c’erano almeno quaranta centimetri di differenza di statura. La cosa venne risolta facendo ricorso alla Regina Elena. Poi venne fatta circolare la voce, che non ho mai accertato, essere la Regina, montenegrina, imparentata con la famiglia Missoni attraverso una contessa de Vidovich, dalmata di Ragusa.

L’8 settembre l ì943 l’annuncio dell'armistizio, lo sorprese a Bologna ospite dell' istituto Rizzoli dove gli veniva adattata la protesi all' arto amputato Non occorre spendere parole per illustrare lo stato d'animo di questo Soldato così gravemente provato nel fisico, di fronte alla tragedia della Patria.

Furono momenti nei quali ognuno dovette cercare in se stesso la forza per reagire ed individualmente farsi una ragione degli avvenimenti, seguire una strada.

Luigi Missoni trovò il suo punto di riferimento nella fedeltà alla monarchia. Una fedeltà che comportava, in un terreno ostile quale era la Repubblica Sociale Italiana, prendere una posizione ed assumersi una responsabilità.

Egli non ebbe esitazioni e parteggiò, anche se non è chiaro se questo parteggiare si manifestasse con l’adesione alla clandestinità del C.L.N. o con la militanza in un gruppo di ufficiali monarchici ed antifascisti.

Era in atto una feroce guerra civile combattuta da entrambe le parti con estrema determinazione e senza esclusione di colpi.

In Bologna come nelle altre grandi città, erano operativi i GAP (gruppi d’azione patriottica) emanazione militare del P.C.I., che operavano cospirativamente con improvvisi colpi di mano ai danni degli avversari e che, quasi sempre culminavano in omicidi.

Il 20 gennaio 1944, in questa maniera veniva ucciso il segretario della federazione di Bologna del P.F.R. Eugenio Facchini un reduce dalla campagna di Russia di trentadue anni già segretario del G.U.F. L’omicidio che non era il primo ed il carattere proditorio dello stesso, mise in moto il meccanismo tanto perverso quanto inevitabile della rappresaglia.

Si riunì un tribunale straordinario che sancì la condanna a morte di dieci esponenti antifascisti della città. Tra essi Luigi Missoni.

Dopo poche ore la sentenza venne eseguita ma venne evitata l' aberrazione della fucilazione di un grande invalido di guerra per di più decorato di medaglia d'oro. Solo per Missoni la condanna venne sospesa.

Egli venne ristretto nella casa di pena di Castelfranco Emiliano dove lo attendeva l' appuntamento con il destino: veniva ucciso dalle bombe angloamericane durante una pesante incursione aerea il 17 settembre 1944.

Ci sembra che possa rappresentare simbolicamente il dramma di una generazione.

 

 

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