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NOTE E DISCUSSIONI

 

 

 


Quando finì la Seconda Guerra Mondiale?

 

Massimo Coltrinari

 

 

 

Ad ogni ricorrenza del 25 aprile , giorno che la legge dedica alla fine della Guerra di Liberazione, nel non voler e non dover dimenticare i lutti, le tragedie, le sconfitte, le umiliazioni che la seconda guerra mondiale ha portato alla nazione italiana, si ripresenta, in polemiche più o meno velate,  la questione  di quanto è terminata la II guerra mondiale. In questo dossier apriamo il dibattito, a cui sono invitati tutti i soci a partecipare con interventi di carattere storico, filosofico, giuridico, e di costume, pregando, nel contempo, di non proporre interventi basati sulle sterili e quanto mai superate tematiche in auge durante il dopoguerra se non addirittura temi dello scontro politico-ideologico della guerra fredda.

 

È stato scritto, sempre come avvertimento ai soci, da un ragazzo di III Liceo impegnato in un tema dedicato ad un argomento della II Guerra mondiale che, secondo lui i protagonisti di quel tormentato periodo riportavano gli avvenimenti secondo quello che loro speranze, non secondo quello che realmente era successo, e quindi davano alle nuove generazioni una interpretazione dei fatti frutto delle visioni di parte del tempo, e non semplici elementi oggettivi su cui fondare la propria opinione. Non so se il ragazzo abbia ragione o meno, ma il dossier deve essere fatto in modo tale che i nostri giovani possano avere elementi per arrivare ad autonome visioni o interpretazioni, a noi il solo compito di fornire elementi di valutazione oggettive.

 

Prima di affrontare il tema proposto, come passaggio propedeutico, è necessario stabilire quando è iniziata. Sembra quasi una domanda lapalissiana, ma  non lo è, basti pensare che in Giappone molti studiosi considerano la seconda guerra mondiale combattuta dal loro paese compresa nell'arco di tempo che va dal 1931 al 1945.

 

Per procedere con ordine adottiamo l'approccio eurocentrico, e quindi poniamo gli avvenimenti europei della Seconda Guerra Mondiale al centro del nostro esposto. In Europa per concorde unaniminità la guerra è iniziata il 1 settembre 1939 con il presunto, secondo la versione tedesca, attacco polacco ad una stazione radio  in territorio tedesco, a cui segui l'immediata reazione tedesca. In realtà questo attacco non era altro che un ben organizzato colpo di mano di elementi dei servizi di sicurezza tedeschi con uniforme polacche. In realtà quindi la guerra inizia alle 04,45 del 1 settembre quando le forze tedesche invadono la Polonia. Segue l'ultimatum della Francia e della Gran Bretagna alla Germania con il quale si intima a quest'ultima di ritirare le proprie forze entro il 3 settembre, altrimenti sarà guerra. La Germania non cede all'ultimatum ed il 3 settembre Francia ed Gran Bretagna[1] sono in guerra con la Germania stessa.

 

L'Italia, di fronte a questi fatti, dichiara la sua "non belligeranza"., mentre Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda e Svizzera dichiarano la propria neutralità nel conflitto. Il 27 settembre 1939 la Polonia cessa di esistere, dopo che anche la Urss, in virtù del patto Ribentrop-Molotov l'ha invasa. La Urss, con questo suo atto, poteva riceve la dichiarazione di guerra di Francia e Gran Bretagna, che si erano impegnate a difendere la Polonia contro tutti i suoi nemici. Francia e Gran Bretagna non mantengono questo impegno, con la ragione, secondo loro, che ormai la Polonia era stata "debellata" e non vi era   possibilità di portarle aiuto. A Londra si crea un Governo Polacco in Esilio, riconosciuto da Francia e Gran Bretagna.

 

Inizia sul fronte occidentale la "drole de guerre",la guerra non guerra tra Germania e Francia ,con la sostanziale stasi delle operazioni, mentre si sviluppa la guerra sui mari.

 

Il 9 marzo 1940 la Germania viola la dichiarata neutralità della Danimarca e della Norvegia, invadendo questi due paesi per rendersi padrone delle risorse minerarie scandinave. La Svezia non viene invasa ma assoggettata all'orbita economica tedesca

In Norvegia si instaura un governo filo tedesco presieduto da Quisling, che sarà il capostipide di tutti i governi imposti da Berlino, e per gli oppositori, governi fantoccio. Il Re di Norvegia ed il governo si rifugiano a Londra, in esilio. La sorte di questi due governi è legata all'esito della guerra. Re Haakkon VII rientrerà in Norvegia a vittoria conseguito e Quisling sarà processato come traditore. In Danimarca il Re decide di restare nel paese ma limita all'indispensabile la collaborazione con i tedeschi.

Quando accaduto in Norvegia si ripeterà nei paesi invasi e sconfitti: avremo due governi, l'uno non riconosce l'altro, che daranno vita a forme istituzionali contrapposte, studiando le quali si potrà arrivare a rispondere al quesito che ci siamo posti.

 

Il 10 maggio 1940 la Germania lancia il suo attacco ad occidente, violando la neutralità del Belgio e dell'Olanda, per aggirare la linea Maginot, il perno della strategia difensiva francese concepito ancora come difesa ancorata al terreno, sui canoni del primo conflitto mondiale con il binomio mitragliatrice-reticolato. I tedeschi, adottando il binomio aereo- carro armato, e privilegiando la manovra, riescono a sconfiggere le forse armate francesi e  britanniche in Europa in sei settimane. La Francia chiede l'armistizio[2] alla Germania, che lo accorda. L'armistizio viene firmato il 18 giugno 1940, mentre la Gran Bretagna ritira tutte le sue forze dal continente. In Francia si costituisce un governo, presieduto dal m.llo Petain, che pone alla base del suo operato, le clausole armistiziali. Questo governo viene definito di "Vichy", dal nome della località termale in cui prende sede. Infatti l'armistizio prevede che il territorio francese sia diviso in due parti: una a nord sotto diretto controllo tedesco, con Parigi capitale, ed una sotto giurisdizione del governo francese con sede, appunto a Vichy. L'Alzazia e la Lorena, le due ragioni contese dal 1870, sono annesse alla Germania, mentre le colonie dell'Impero Coloniale Francese dipendono da Vichy. Gli ambasciatori accreditati a Parigi, sono ora accreditati a Vichy per quei paesi che riconoscono il governo di Petain. L'osservazione è stata fatta in quanto gli Stati Uniti riconoscono Vichy e aprono presso di esso la propria ambasciata.[3]

 

Il 10 giugno 1940 Mussolini fa scendere l'Italia in guerra. Con la dichiarazione di guerra alla Francia ed alla Gran Bretagna per l'Italia inizia la seconda guerra Mondiale. Le  operazioni si estendono al nord Africa, con le operazioni italiane contro gli Inglesi in Libia ed in Egitto.

 

Il 28 ottobre 1940 l'Italia attacca la Grecia. Le operazioni si svolgono sulle montagne dell'Epiro ma entrano in stallo per la resistenza della Grecia. Per uscire da questa situazione la Germania, dopo eventi non a lei favorevoli in Jugoslavia, invade quest'ultima ed attacca la Grecia attraverso la Bulgaria. La Jugoslavia, attaccata anche dall'Italia, è sconfitta, così come pure la Grecia. I Balcani sono posti sotto il controllo italo tedesco dal maggio 1941. Nell'orbita dell'Asse vi sono anche l'Ungheria la Bulgheria e la Romania.

 

Il 22 giugno 1941 la Germania attacca la Urss. Ad essa si associano i suoi alleati, ovvero l'Italia, La Romania, l'Ungheria, gli stati sorti dalla ex Jugoslavia la Bulgaria. Il conflitto si estende all'Est.

 

Il 7 dicembre 1941 il Giappone attacca gli Stati Uniti. Un attacco  alle isole Haway,  base della flotta statunitense del Pacifico.[4] L'11 dicembre 1941 l'Italia e la Germania dichiarano guerra, in ottemperanza agli obblighi del Tripartito, agli Stati Uniti. Il Giappone invade il sud est asiatico impossessandosi elle colonie olandesi e francesi oltre che dei possedimenti britannici. Il 15 febbraio 1942 cade Singapore mentre sono invase e conquistate le Filippine. La stessa Australia è minacciata. Il Giappone, da 1937 è in guerra con la Cina ed attiva, attraverso il Maciukuò, stato da lui creato, le operazioni contro la Cina. Non apre, invece, il fronte contro la Urss in Oriente, per evitare di combattere su due fronti, uno contro la stessa Urss ed uno contro gli Alleati.

 

Con l'attacco giapponese agli Stati Uniti si completa il quadro di come è iniziata la  II Guerra mondiale, che a macchia d'olio, dal dicembre 1942 ha coinvolto tutti gli Stati di una certa importanza, del mondo.

L'Italia con la dichiarazione di guerra dell'11 dicembre 1941 era in guerra con Gran Bretagna, Unione Sovietica e Stati Uniti e loro alleati. Fino all'attacco alla Grecia  aveva condotto la cosiddetta guerra parallela, cioè una guerra con la Germania, ma mirante a perseguire gli interessi strategici dell'Italia, più che quelli dell'Asse. Con le sconfitte in Africa settentrionale, la situazione di stallo creatasi in guerra e il successivo intervento tedesco nei Balcani, la guerra dell'Italia da parallela diviene subalterna a quella condotta dalla Germania. Nonostante le vittorie del 1942 che portano le truppe dell'Asse al confine egiziano, al volga e alla massima espansione in Asia, non si arriva alla debellatio degli stati nemici. Questi, in due battaglie fondamentali, ad El Alamein e a Stalingrado  tolgono all'Asse l'iniziativa strategica che non abbandoneranno più fino alla debellato della Germania. In estremo oriente, con la battaglia delle Midway, gli Stati Uniti fermano l'espansionismo giapponese ed iniziarono, attraverso la cosiddetta tecnica del salto della rana, la loro marcia verso il Giappone.

 

Quando è finita la seconda guerra mondiale per l'Italia?

Avendo visto come è iniziata la Seconda guerra mondiale  per l'Italia ove vediamo quando è finita.

L'approccio adottato prevede lo sdoppiamento degli avvenimenti che ha visto l'Italia protagonista: uno dal punto di vista delle nazioni Alleate, con la Gran Bretagna in testa, l'altro dal punto di vista dell'Italia.

 

La Campagna d'Italia

Per gli Alleati non esiste problema, in quanto per loro lo sviluppo delle operazioni ha avuto una linearità facilmente comprensibile. Le operazioni contor l'Italia sono inserite nel quadro generale della  conquista dell'Europa. Ovvero, con la vittoria in Tunisia si è conquistato il Mediterraneo orientale, mentre con lo sbarco in Sicilia ci si rese padroni del Canale di Sicilia, e quindi delle rotte Alessandria-Gibilterra. Lo sviluppo delle operazioni in Italia portano alla conquista della Sicilia. Il successivo balzo, fermo restando che non si è pronti per portare la guerra in Francia, o meglio per aprire il secondo fronte, come insistentemente chiesto da Stalin, al fine di alleggerire la pressione tedesca sulla Urss, deve portare la guerra sul suolo metropolitano italiano e, se possibile, far uscire l'Italia dalla guerra, sconvolgendo tutto l'apparato di difesa dell'Asse nei Balcani.

Questo viene ottenuto con le trattative armistiziali condotte dal Comando di Algeri, che portano L'Italia alla firma dell'armistizio con la  Gran Bretagna e gli Stati Uniti. Il cosiddetto "armistizio corto" è firmato solo da rappresentanti militari di questi due paesi.[5] Il 29 settembre 1943 a Malta viene firmato l'Armistizio lungo", con ulteriori clausole. In pratica gli Alleati riservano all'Italia il ruolo di paese sconfitto; usano il territorio e le risorse italiane per condurre la loro guerra con l'obbiettivo primario di impiegare meno forze possibili e nel contempo  agganciare un numero sempre più alto di forze tedesche. Per l'Italia una sola promessa. In base a come si comporteranno gli italiani e al loro contributo alle operazioni, si determinerà le condizioni di pace.

 

L'armistizio, firmato il 3 settembre 1943, è annunciato, ad insaputa degli Italiani, la sera dell'8 settembre, 12 ore prima dell'inizio delle operazioni si sbarco nel Golfo di Salerno. E' una tipica azione concorrente a quella principale. Infatti le forze italiane non saranno presenti a Salerno, e gli alleati troveranno solo quelle tedesche. La resistenza tedesca è efficace e, grazie anche ad errori del comando alleate, vi è in concreto rischio che gli alleati debbano reimbarcarsi. La situazione poi volge a loro favore per mancanza di riserve tedesche.[6] Contemporaneamente una divisione inglese sbarca a Taranto e conquista rapidamente la Puglia fino a Foggia, i cui aeroporti diventano la base per operazioni sia contro la Germania sia in appoggio alle forze di Resistenza nei Balcani

Napoli, con il suo porto è liberata a fine settembre, mentre proseguono nel mese di ottobre e novembre le operazioni verso nord fino a che le difese tedesche si irrigidiscono  facendo perno a Cassino. Ormai per gli alleati gli obbiettivi in Italia sono tutti raggiunti. E' tempo di pensare allo sbarco in Francia. Ci sarà l'azione di aggiramento con lo sbarco ad Anzio e Nettuno, ma sarà, oltre che condotta male, anche condizionata da "Overlord" e quindi il fronte non riesce ad essere sfondato. Roma sarà liberata solo a Giugno, mentre Firenze ad Agosto. Un altro inverno di guerra attende gli alleati sui costoni dell'Appennino.

  

La Guerra di Liberazione

Nel momento in cui fu dichiarato l'armistizio, l'Italia divenne un campo di battaglia per le potenze contrapposte. Se gli Alleati riuscirono ad eliminare dal novero dei loro nemici l'Italia, quest'ultima si trovo a vedere allungato l'elenco dei propri. Infatti l'armistizio non portava, secondo le norme del diritto internazionale, a non avere più come nemici coloro che gli avevano accordato l'armistizio stesso. Pertanto gli Alleati, che moltissimi italiani vedevano come liberatori e quindi come alleati "in toto",[7] rimanevano nei fatti, nemici. La condotta degli Alleati, peraltro, non tenne minimamente contor degli interessi italiani e la condotta delle operazioni sul terreno fu dettata sempre dal perseguimento die loro interessi. Non si può nascondere che in quei anni la Gran Bretagna, in particolare i circoli che facevano capo al ministro Eden, nutrissero soverchie simpatie per noi; i loro atteggiamenti, ancorché mascherati da cortesia e necessità di opportunismo, furono improntati a trattare l'Italia come nemica o ex-nemica, meritevole di una severa punizione. Ma se questo atteggiamento inglese può essere compreso, quello della Francia Libera ha veramente dell'incomprensibile. La Francia Libera di De Gaulle adottò nei nostri confronti un atteggiamento direttamente discendente dalla famosa "pugnalata alla schiena": rancore e volontà di punire la dichiarazione di Guerra del 10 giugno 1940, quasi come se tutti gli errori, la bruciante sconfitta, l'umiliazione subita dall'orgoglio francese, fosse dovuta all'Italia. De Gaulle sempre, nei nostri confronti, un atteggiamento duro, violento e punitivo. Basti pensare al comportamento delle truppe marocchine impegnate sul fronte di Cassino, che dopo lo sfondamento del fronte, ebbero dai loro ufficiali tre giorni di libertà di fare ogni cosa, anche le più riprovevoli.[8] Tale atteggiamento voleva "punire" l'Italia e gli italiani. In realtà era il frutto della umiliazione subita dai francese, dal loro terrore di essere declassati, quali in realtà erano, a potenza di medio rango; un atteggiamento  indegno ed incivile che  si aggiunge alle tante macchie[9]sull'onore francese collezionate durante la II Guerra Mondiale.

Gli unici che mostravano un po’ più di comprensione furono gli Statunitensi, che volevano temperare l'atteggiamento inglese e francese, anche per l'origine decisamente democratica della loro dirigenza di guerra. Sembrerà strano, ma l'Italia ebbe un aiuto concreto in quei anni terribili sul piano diplomatico e politico proprio da quella potenza che doveva essere la più distante, la Unione Sovietica. Sarà proprio il riconoscimento del governo Badoglio da parte di Mosca che sconvolgerà i piani punitivi di inglesi e francesi.[10]

Di fronte a questi atteggiamenti sarebbe stata ben fosco il futuro dell'Italia, che nel 1943, occorre ricordarlo, era divisa in due con due governi,[11] uno al Sud  e uno al Nord, voluto dai tedeschi, dopo la liberazione di Mussolini, continuatore della politica che ci aveva portato in guerra nel 1940.

Tutte quelle iniziative che avevano lo scopo di creare un futuro diverso per il nostro paese, ove si potesse vivere e progredire nella libertà e nella democrazia,e evitando le tragedie che si stavano vivendo alle future generazioni, possiamo definirla Guerra di Liberazione. In questo quadro, si inserisce la Resistenza,[12]ovvero la volontà di resistere in armi all'occupazione tedesca e a riscattare, sul campo, la propria dignità nazionale.

 

La Guerra di Liberazione, quindi, è intesa come la lotta che il popolo italiano intraprese, all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943 con le Nazioni Unite, come un tutto uno, ovvero una opposizione armata al nazifascismo ed adesione alla coalizione antihitleriana, per partecipare, insieme alle altre Nazioni ad un nuovo ordine europeo[13]

 Di questa Guerra, in un articolazione da noi adottata, si   individuavano vari fronti di combattimento. Tali fronti sono:

Quello dell'Italia libera, ove gli Alleati tengono il fronte e permettono al Governo del Re d'Italia di esercitare le sue prerogative, seppure con limitazioni anche naturali per esigenze belliche. Il Governo del Re è il Governo legittimo d'Italia che gli Alleati, compresa l'URSS., riconoscono.

Qui ricomincia a funzionare il vecchio stato, ma accanto si sviluppa la dialettica dei partiti. Partecipano alla guerra prima il I Raggruppamento Motorizzato, poi il C.I.L., poi i Gruppi di Combattimento. Sono, in nuce, i soldati del futuro esercito italiano, che operano secondo le regole classiche della guerra. E' indubbio che combatto contro i tedeschi, anche se il rapporto con gli Alleati è sempre di sudditanza. Con la liberazione di Roma e l'avanzata nell'Italia centrale  la lotta al nazifascismo non è disgiunta da una appassionata discussione sul futuro politico dell'Italia e sulle prospettive di vero rinnovamento democratico. Le forze partigiane e dei partiti antifascisti coesistono, oltre che con l'organizzazione militare del Regno, anche con la Chiesa Cattolica, fattori entrambi che condizionano in senso moderato l'attività antifascista.

Quello dell'Italia occupata dai tedeschi. Qui il fronte è clandestino e la lotta politica è condotta dal C.L.N., composti questi dai risorti partiti antifascisti. E' il grande movimento partigiano dei nord Italia. Al momento dell'Armistizio, l'Italia fu tagliata in due. Al nord i tedeschi impongono la Repubblica Sociale. Qui si ha la forma più compiuta di resistenza. Si hanno le formazioni partigiane organizzate dai partiti antifascisti in montagna, mentre nelle pianura e nelle città si organizzano i G.A.P. e le S.A.P. Oltre a ciò la popolazione civile partecipa alla guerra collaborando con il movimento partigiano in mille forme, e subendo terribili e inumane rappresaglie; inoltre gli operai con i loro scioperi e la loro resistenza passiva contribuiscono a rallentare lo sforzo bellico dell'occupante e a minare anche la propria sicurezza. Si ha il coinvolgimento di ampi strati della popolazione nella guerra al nazifascismo, che si integra con il particolare profilo delle bande in montagna, che non sono solo gruppi di combattenti ma anche luoghi di dibattito e di formazione politica.

 

Quello della resistenza dei militari italiani all'estero. È un fronte questo non conosciuto, dimenticato, caduto presto nell'oblio. E' la lotta dei nostri soldati che si sono inseriti nelle formazioni partigiane locali per condurre la lotta ai tedeschi (Jugoslavia, Grecia, Albania).      Nei mesi di settembre ed ottobre l'Esercito tedesco fa prigionieri ed interna in Germania oltre 600.000 militari italiani, dando origine al fenomeno dell'Internamento Militare Italiano nella seconda guerra mondiale. Questi militari non hanno lo statu di prigionieri, ma di internati, ovvero nella scala del mondo concentrazionario tedesco, sono sullo stesso livello dei prigionieri sovietici ( La URSS non aveva firmato la convenzione di Ginevra del 1929) e poco al di sopra degli ebrei. Ovvero il loro trattamento era durissimo. In queste circostanze per uscire da questo inferno ci si sarebbe aspettato una adesione plebiscitaria alle proposte di collaborazione sia dei Nazisti sia degli esponenti della R.S.I. Invece la quasi totalità degli Internati oppose il rifiuto ad una qualsiasi forma di collaborazione, subendone le più terribili conseguenze. Fu un fronte di resistenza passivo, ma determinato, che nella realtà dei fatti deligittimò sul piano interno ma anche agli occhi dei germanici la Repubblica Sociale. Infatti una adesione in massa degli Internati ai fascisti di Salò avrebbe permesso alla R.S.I. di avvalorare le tesi della propaganda, che era l'unica rappresentate della vera Italia. In realtà questa non adesione, in sistema con la lotta partigiana, isolò Mussolini relegandolo a semplice rappresentate di se stesso e dei suoi accoliti.

 

Quello della Resistenza degli Internati Militari Italiani, che opposero un deciso rifiuto di aderire alla R.S.I., di fatto delegittimandola.Se nel nord Italia si sviluppò il movimento partigiano attraverso bande armate, all'estero, i militari italiani sorpresi dall'armistizio dell'8 settembre e sottrattisi alla cattura tedesca si opposero ai tedeschi in armi, inizialmente, poi dando vita, in armonia con i movimenti di resistenza locali a vere e proprie formazioni armate. Per la resistenza di formazioni organiche sono noti i fatti di Lero e di Cefalonia. Meno noti tanti altri fatti in cui unità militari italiane organiche resistettero ai tedeschi fino al limite della capacità operativa. Un esempio per tutte: La Divisione "Perugia", stanziata nel sud dell'Albania  tenne in armi il porto di Santi Quaranta fino al 3 ottobre 1943, in attesa di un aiuto da parte italiana ed alleata. Una divisione di oltre 10.000 uomini, che dominava un area  abbastanza vasta e che avrebbe potuto dare un forte aiuto ad un intervento alleato dall'altra parte dell'Adriatico. 10.000 militari italiani che rimasero compatti per tre settimane oltre l'armistizio, in armi e che pagarono duramente questa loro resistenza. Infatti tutti gli Ufficiali della Perugia furono fucilati, e gli uomini internati in Polonia.

Per le unità che passarono in montagne si unirono ai movimenti partigiani locali, noti sono gli avvenimento della divisione "Venezia" e "Taurinense", che diedero vita alla Divisione Partigiana Garibaldi; meno note le vicende della divisione "Firenze" ed "Arezzo" in Albania e delle divisioni italiane stanziate in Grecia. Militari Italiani diedero vita alla divisione "Italia" in Jugoslavia. Oltre che nei Balcani, militari italiani parteciparono ai fronti di resistenza locali. Così in Corsica, ove oltre 700 militari caddero per la liberazione di Aiaccio, cosi nella Provenza, in centro Europa la presenza di militari italiani è certa.

Quello  della Prigionia Militare Italiana della seconda guerra mondiale. Vi erano, al momento dell’Armistizio, circa 600.000 prigionieri nelle mani delle Nazioni Unite. Soldati per lo più caduti nelle mani del nemico a seguito dell’offensiva in Nord Africa (1940-’41) alla resa in Tunisia ed al tracollo del luglio agosto 1943 in Sicilia. Per lo più, tranne i 10-12.000 soldati in mano all’URSS, erano in mano anglo-americana. Questi soldati, questi italiani all’annuncio dell’Armistizio dovettero, come tutti, fare delle scelte. La stragrande maggioranza scelse di cooperare con gli ex-nemici, contribuendo anche loro a costruire un futuro migliore. Una aliquota molto bassa non volle cooperare, non solo perché fedeli alla vecchia alleanza, ma per variegate motivazioni.

Ad esempio a Hereford (USA) vie erano circa 4.000 italiani che gli americani consideravano "tout court" fascisti. In realtà, fra questi non cooperatori vi erano sì fascisti, ed anche prigionieri delle Forze della R.S.I., ma anche monarchici, liberali, moderati, repubblicani, socialisti, comunisti o laici in senso stretto che avevano fatto una scelta personale.

I prigionieri in mano agli Angloamericani furono organizzati in ISU, Italiana Service Units, compagnie di 150 uomini addetti ad un particolare lavoro. Il loro contributo si esplicò negli Stati Uniti e in Gran Bretagna con l'impegno nei grandi arsenali o nelle basi, oppure in Nord Africa e quindi in Italia, parte integrante della organizzazione logistica alleata. Anche loro, con il loro lavoro, portarono il contributo alla vittoria finale. Soprattutto i prigionieri che operarono in Italia nel campo delle comunicazioni, dei trasporti e del genio, confluirono poi nelle unità del nuovo esercito italiano, gestendo il materiale di guerra americano Ovvero, anche il prigioniero che, in un contesto particolare, combatte.Naturalmente a questi cinque fronti occorre far mente locale e mettere in sistema, il fatto che esisteva una coalizione hitleriana, ovvero vi erano italiani che combattevano non solo in Italia, nelle fila della Repubblica Sociale Italiana, ma anche nell'Esercito Tedesco e nelle organizzazioni del III Reich a vario titolo in Italia e in Europa. Se la Guerra di Liberazione ha un senso è quello che deve tenere sempre presente che vi erano dall'altra parte italiani che, a vittoria conseguita, dovranno far parte della nazione italiana. L'approccio così adottato permette di poter sviluppare le ricerche in queste cinque direzioni  al fine di vedere quanti e quali italiani portarono, come dice Luciano Bolis il loro "granello di sabbia", oltre a quella che vide coinvolti quelli che rimasero fedeli alla vecchia Alleanza che ha permesso di riportare alla luce tanti episodi ormai avvolti nel buio, ma deve essere ulteriormente integrato"A tutti i fronti si accede perchè volontari. Si hanno diverse figure giuridiche, che già descriviamo, come il partigiano, il patriota, il prigioniero, l'internato, l'ostaggio, il deportato, tutte figure che si delineano a seconda del fronte con cui si combatte. UN fronte che rimane unitario, nella volontà ferma di sconfiggere il nazifascismo. E in nome di questa unità, ricordiamo in questa data unitaria chi, pur nella diversità di grado ma non di natura, diede il suo contributo, il suo granello di sabbia, su fronti diversi, affinchè si realizzasse una Italia migliore.Come si può constatare nel 1943 noi eravamo in guerra con tutte le nazioni del mondo e non avevamo alleati, praticamente eravamo soli con coi stessi, senza alcuna possibilità di aiuto; l'unico aiuto poteva venire dalle nostre risorse morali e spirituali. Sarebbe il caso di fare un approfondito esame critico di chi ha portato la Patria, la Nazione e il paese in questa situazione ed analizzare i meccanismi decisionali e le idee che sono il loro substrato. Certamente gli organi istituzionali  non possono non rispondere di questo, avendo messa in discussione l'Unità nazionale conquista con il Primo risorgimento e suffragata dalla vittoria del 1918 conseguita con immensi sacrifici.

 

La Guerra di Liberazione fu quindi combattuta dal popolo italiano  in modo non conforme alle regole dei diritto internazionale. Non ci fu dichiarazione di guerra, non ci fu Convenzioni Ginevra che proteggevano i combattenti, non ci fu, nella sostanza, nulla che potesse essere paragonato ad una guerra classica. L'unica cosa certa era la speranza, se conseguita la vittoria, di una Italia non paragonabile a quella presente. Con queste premesse possiamo riprendere il filo del nostro tema: quindi quando è terminata per l'Italia la II Guerra Mondiale? Occorre, prima di dare la risposta, quando è terminata la II Guerra Mondiale. IN Europa la guerra è terminata con la firma della resa incondizionata l8 maggio 1945 di tutte le forze armate tedesche. In estremo Oriente, dopo che la Unione Sovietica aveva dichiarato guerra al Giappone, secondo gli accordi in essere, [14]il 7 agosto 1945. Con l'utilizzo della bomba atomica il Giappone si convince che una resistenza ad oltranza sul territorio metropolitano è inutile, e chiede la resa senza condizioni che viene firmata, nella baia di Tokio a bordo della corazzata "Missouri", sopravissuta all'attacco di Pearl Harbour, il 23 settembre 1945.Quindi la Seconda Guerra Mondiale è iniziata il 1 settembre 1939 e terminata il 23 settembre 1945, comprendendo tutti gli Stati che l'hanno sostenuta. In Italia il 2 maggio 1945 viene firmata la resa delle truppe tedesche operanti sul territorio italiano da rappresentanti delle forze armate alleate e rappresentanti delle forze armate tedesche. Dopo che Hitler si era suicidato il 30 aprile 1945, il suo successore designato Doeniz, con Berlino occupata dalle forze sovietiche, chiede la resa. Questo permette al gen Wolf, massimo esponente tedesco insieme a Kesserling in Italia, di procedere alla resa, onde evitare ulteriori perdite. Occorre peraltro dire che la resa effettiva fu firmata il 29 Aprile 1945. Da settimane in contatto con gli agenti alleati in Svizzera, tenendo all’oscuro delle trattative Mussolini, i vertici tedeschi in Italia trattava la resa delle forze tedesche. Dopo un tentativo andato a vuoto nell’autunno del 1944, il generale Worlf e tutti i responsabili tedeschi avevano fatto offerte definitive agli Alleati, compresa la consegna di documenti e carte che favorirono grandemente l’offensiva alleata lanciata il 9 aprile 1945. Dopo vari tentennamenti ed incertezze da parte Alleata ( si temeva che questa resa potesse apparire una resa separata della Germania) il colonnello Viktor von Schweinz ed il tenente Wenner furono incaricati da Wolf di procedere alla firma della resa tedesca. Portati con un aereo dalla Svizzera a Marcianise il 28 aprile 1945, ebbero tre ore di tempo per studiare le condizioni di resa, che era in ogni caso incondizionata. Presenti anche rappresentanti della Unione Sovietica, alle ore 14 del 29 aprile 1945 nel salone da ballo dell’ex reggia borbonica, sede del Comando del XV Gruppo di Armate, che comprendeva la 5a Armata america e l'8 Armata  britannica, i due ufficiali tedeschi firmarono la resa, che sarebbe peraltro entrata in vigore il 2 maggio 1945. Era la prima resa firmata dalla Wernacht dal 1 settembre 1939.

Particolare importante: a questa cerimonia non sono presenti, ne tanto meno invitati, rappresentanti italiani. Teoricamente dovevano essere invitati rappresentanti italiani, in quanto il 13 ottobre 1943 l'Italia aveva dichiarato guerra alla Germania. Ma la Germania non aveva riconosciuto il Governo del Re, ed aveva riconosciuto solo la Repubblica Sociale Italiana. Pertanto i tedeschi non avrebbero mai firmato una resa a rappresentati di uno stato che non riconoscevano. De resto anche gli Alleati, che ancora tenevano l'Italia in regime armistiziale, non ritenevano che gli Italiani avessero titolo ad essere presenti alla firma della resa di truppe tedesche. A stretto rigore, inoltre,  la firma della resa delle truppe è un fatto che può essere iscritto nell'orbita solamente militare, non intaccando la sfera della sovranità dello Stato. Non è stata la resa del III Reich che avverrà a nella prima decade di  maggio, ma solo delle truppe tedesche in Italia: quindi un atto di diritto bellico, ancorchè estremamente importante, di portata locale, cioè interessante solo il territorio italiano. 

La resa delle truppe tedesche in Europa avvenne in tre riprese. La prima, il 3 maggio 1945, fu in una tenda pianta a Luneburg Heath  in cui i tedeschi offrivano la resa delle truppe stanziate nella Germania Occidentale, in Danimarca e in Olanda. Protagonista fi il Maresciallo Montgomery che poté così celebrare il suo personale Trionfo. La seconda, dopo che Kesserling, comandante supremo del fronte occidentale, il 5 maggio si era arreso, a Reims al quartier generale alleato alla presenza di Eisenhower e  sottoscritta a nome dell’ammiraglio Doenitz dal generale Jodl. Quando Jodl appose la sua firma erano le 2.41 del 7 maggio 1945 e la resa entrava i vigore dalla mezzanotte dell’8 maggio 1945. Una terza fase di svolse a Berlino alla presenza di  Zukov e di tutto lo stato maggiore sovietico, e la firma della resa fu apposta da parte tedesca dal generale Keitel. Era l’8 maggio 1945.

Il Governo legittimo tedesco, succeduto a Hitler, il 23 maggio 1945 viene dichiarato decaduto e tutti i suoi esponenti arrestati. La Germania non esiste, come il III Reich, più,[15] e non firmerà nessun trattato di pace. Gli esponenti del III Reich saranno giudicati da un tribunale internazionale, che tenne le sue sedute a Norimberga. Tutti gli imputati saranno condannati, chi a morte, chi a pene detentive. Norimberga rappresenta la fine giuridica del III Reich.

Rimaneva in guerra il Giappone. In estremo oriente la guerra ha termine dopo che due bombe atomiche, il 6 e il 9 agosto vengono sganciate sul Giappone. A bordo della corazzata Missouri, che era stata attaccata e danneggiata il 7 dicembre 1941 a Pearl Harbour, il Giappone firmava la resa davanti a rappresentanti di tutti i Paesi alleati il 23 settembre 1945.

L'Italia, che aveva dichiarato guerra il 13 ottobre 1943 al III Reich, quindi non stipula alcun tratto di pace con il Reich stesso per "debellatio” del medesimo. Cosi come la Repubblica Sociale Italiana ha termine con la "debellatio". Mussolini, catturato da forze del CVL, in particolare da una formazione di partigiani comunisti, viene fucilato il 28 aprile 1945 insieme a esponenti della R.S.I. In Italia non c'è stata quindi una Norimberga che chiamasse alla sbarra i responsabili, come in Germania, della tragedia della II Guerra mondiale.

Sulla base di queste considerazioni, ad amor di paradosso, si può dire che in Italia la Seconda Guerra Mondiale non sia mai finita. A vedere le polemiche che sono in corso sulla risposta sembra di si. Infatti non vi è unità di vedute.[16]

Le date proposte sono varie. Alcuni sostengono che la fine della II Guerra mondiale sia da fissare al 2 maggio 1945, data della firma della resa delle truppe tedesche.[17] Se si accettasse questa tesi, si accetta la tesi che dal 1943 al 1945 in Italia si è combattuto solo contro i tedeschi, senza altri obbiettivi. In pratica accettiamo la tesi che sono venuti  inglesi, statunitensi, polacchi, francesi ed altri soldati di svariati paesi che, combattendo la loro guerra sul nostro territorio, con il nostro aiuto più o meno accettato ed accordato, ci hanno liberato dai tedeschi. Questa tesi avvalora, è di molto, la esistenza della Repubblica Sociale Italiana, che tutto sommato, rappresentava la continuità della dichiarazione della guerra del 1940. Tanto valeva, quindi, continuare a fianco dei tedeschi, la guerra fino alla fine, ovvero di colpo viene annullata tutto quello che intendiamo come guerra di librazione, e seguendo anche i temi della propaganda di guerra, Re, Badoglio ecc. non sono altro che traditori. E' la tesi tedesca. Visti i risultati, e la sostanziale integrità del nostro Stato, con le dolorose perdite istriane, si può fissare la data di fine della II Guerra Mondiale al 10 febbraio 1947, quando fu firmato il trattato di Pace. Dichiarammo guerra nel 1940, visto che non avevamo più le forze per continuare, chiedemmo nel 1943 un armistizio; dopo l'armistizio demmo un contributo alle operazioni ed allo sforzo bellico. Questo percorso ci ha permesso di on avere il nostro paese "debellato", così come la Germania e garantire quindi una continuità con il nostro passato, seppure cambiando la forma istituzionale e prendendo strade decisamente diverse da quelle d'anteguerra. Questa data, però, non è nella coscienza e nell'anima del popolo, della nazione. Pochissimi sanno il significato di questo trattato e sarebbe una forzatura,, se adottata, ben presto posta da tutti nell'oblio.

Rimane quindi la data del 25 aprile, primo giorno della Insurrezione nazionale decreta dal Comando Volontari della Libertà e dal CLNAI.

La guerra di liberazione, come l'abbiamo sopra descritta, non è iniziata come detto con una dichiarazione formale di guerra, non ha seguito  le logiche ed i canoni giuridici, è stata la volontà di tutti, chi più chi meno, ed i più sono stati partecipi più per necessità che per decisione, e non poteva finire con un atto giuridico formale. E' finita come doveva finire, senza un vero e propri atto formale. Per convenzione, quindi, si è scelta una data, caricandola di tutti i significati che la Guerra di liberazione ha portato con se. Poteva essere il 28 aprile, la fucilazione del Tiranno, oppure ogni altro giorno di quella primavera del 1945. La data avrebbe significato lo stesso. Ma non le date in cui gli Eserciti Alleati  firmarono la resa contro i loro nemici: sarebbe come voler annullare con una scelta, la Guerra di Liberazione riducendo tutto ai significati della Campagna d’Italia.[18]

 

 

 

 

 

Tabella 1 Inizio della II Guerra Mondiale

 

Paese

Data di Inizio

 

Germania

1 settembre 1939

Contro la Polonia, Francia  Gran Bretagna.

Dal 1940, con Gran Bretagna.

Dal 22 Giugno 1941 contro la Urss

Dal 11 Dicembre 1941 contro gli Stati Uniti

Polonia

1 settembre 1939

In  Guerra con la Germania

Il 27 settembre 1939 cessa di esistere. E' invasa anche dalla Urss.

Francia

3 settembre 1939

Contro la Germania

Il 18 Giugno 1940 firma un armistizio. Si creano due zona: 1) Di occupazione; 2) Sotto la giurisdizione del governo che ha firmato l'armistizio (Petain)

Dal 10 Giugno 1940 in guerra con  l'Italia

Il 24 Giugno firma l'armistizio con l'Italia

Gran Bretagna

3 settembre 1939

In Guerra con la Germania.

Dal 1940, in Guerra con l'Italia

Norvegia

9 marzo 1940

Invasa dalla Germania. Sconfitta, ha due governi:

1)      In Esilio a Londra

2)      Collabora con i tedeschi, (Pres. Quisling)

Danimarca

9 marzo 1940

Invasa dalla Germania. Sconfitta. Il Re ed il Governo rimangono in Patria

Belgio

10 maggio 1940

Invaso dalla Germania. Sconfitto. Il 28 giugno il Re chiede un armistizio

Olanda

10 maggio 1940

Invasa dalla Germania. Sconfitta. La Regina ed il Governo creano un governo in esilio a Londra

Lussemburgo

10 maggio 1940

Invaso dalla Germania  Sconfitto

Italia

10 giugno 1940

Contro la Gran Bretagna

Contro la Francia. Il 24 Giugno la Francia chiede un armistizio.

Dal 28 ottobre 1940  contro la Grecia. La Grecia è occupata.

Dal 27 Marzo 1941 contro la Jugoslavia

Dal 21 Giugno 1941 contro la Urss

Dal 11 Dicembre 1941 contro gli Stati Uniti

Grecia

28 ottobre 1940

Attaccata dall'Italia.

Nel 1941 attaccata anche dalla Germania.

Sconfitta, è occupata da Italia e Germania.

Il Re e il Governo sono in Esilio

Jugoslavia

27 marzo 1941

Attaccata dalla Germania e dall'Italia

Sconfitta. E' Debellata. Territori annessi dall'Italia e dalla Germania, oltre che dalla Ungheria e Romania. Si creano gli stati di Croazia e Slovenia.

Bulgaria

 

Dal 21 Giugno 1941 in Guerra con la Urss

Romania

 

Dal 21 Giugno 1941 in guerra con la Urss

Ungheria

 

Dal 21 Giugno in guerra con la Urss

URSS

22  giugno 1941

Attaccata dalla Germania e dalle potenze aderenti all'Asse

Giappone

7 Dicembre 1941

Attacca gli Stati Uniti

Stati Uniti

7 Dicembre 1941

In guerra con il Giappone. Dall'11 dicembre in guerra con Italia e Germania e le potenze aderenti all'Asse

Brasile

 

 

Argentina

 

 

Cina

7 Dicembre 1941

In guerra con il Giappone

 

 

 

 

 

Tabella 2 I Nemici dell'Italia

 

Dal

In guerra contro

 

10 Giugno 1940

Gran Bretagna

In guerra anche con Canada, Sud Africa, Australia, Nuova Zelanda, India e con le forze dei governi in esilio,

Palestina (Brigata Ebraica) Polonia, Francia Libera,

10 giugno 1940

Francia

 

Governo di Vihy

Francia Libera (De Gaulle)

24 Giugno 1940 Firmato armistizio con il Governo del M.llo Peatin

Regime Armistiziale

In Guerra

28 Ottobre 1940

Grecia

Occupazione della Grecia

In guerra con le forze del Re in esilio

27 marzo 1940

Jugoslavia

Occupazione della Jugoslavia

In guerra contro le forze della resistenza

21 Giugno 1940

Urss

 

11 Dicembre 1941

Stati Uniti d'America

 

8 settembre 1943

 

Cessa il regime di guerra con Gran Bretagna  e Stati Uniti; successivamente con Urss, Francia e loro alleati

13 ottobre 1943

Germania e suoi alleati

 

 

 

 

Tabella 3 Quando E' Terminata la II Guerra Mondiale

 

Paese

Data di Inizio

Data di Fine della II G M 

Germania

1 settembre 1939

Resa incondizionata

In Italia, 2 maggio 1945

In Europa, 8 maggio 1945

E' divisa in quattro zone di occupazione assegnate a Gran Bretagna, Francia Urss, Stati Uniti

 Berlino, inserita nella zona sovietica, viene divisa anch'ssa in quattro zone

La Germania non firma nessun trattato di pace

I Governanti tedeschi sono processati da un tribunale internazionale nel 1946.

Polonia

1 settembre 1939

Il 27 settembre 1939 cessa di esistere.

In Polonia si instaura un Governo, appoggiato dalla Urss, che non riconosce il Governo in Esilio a Londra.

Francia

3 settembre 1939

11 novembre 1942 i tedeschi "occupano" il territorio del Governo di Vichy.

Con l'Occupazione di Parigi, 18 Aosto1944, rientra in patria il Governo del  gen. De Gaulle. Inizia la IV Repubblica

 

 

 

Gran Bretagna

3 settembre 1939

 In Europa, 8 Maggio 1945

 

Norvegia

1940

8 maggio 1945

Danimarca

1940

8 maggio 1945

Belgio

10 maggio 1940

8 maggio 1945

Olanda

10 maggio 1940

8 maggio 1945

Lussemburgo

10 maggio 1940

8 maggio 1945

Italia

10 giugno 1940

 

 

 

 

13 ottobre 1943,

contro la Germania

 Il 24 Giugno 1940  la Francia chiede un armistizio.

Dal 28 ottobre 1940  contro la Grecia. La Grecia è occupata.

Dal 27 Marzo 1941 contro la Jugoslavia

Dal 21 Giugno 1941 contro la Urss

Dal 11 Dicembre 1941 contro gli Stati Uniti

Armistizio dall' 8 settembre 1943 con le Nazioni Unite

Le operazioni in Italia terminano il 2 maggio 1945

Il trattato di pace è firmato il 10 febbraio 1947

Grecia

28 ottobre 1940

8 maggio 1945

 

Jugoslavia

27 marzo 1941

Ritirata delle truppe tedesche 1944

 

Bulgaria

 

Ritirata delle truppe tedesche 1944

Romania

 

Ritirata truppe tedesche. 23. Agosto 1944

Ungheria

 

Ritirata truppe tedesche 1944

URSS

22    giugno 1941

Dichiara Guerra al Giappone il 7 Agosto 1945

In Europa, 10 maggio 1945

In Estremo Oriente 23 settembre 1945

Giappone

7 Dicembre 1941

23 settembre 1945

Stati Uniti

7 Dicembre 1941

In Europa, 8 maggio 1945

In Estremo Oriente, 23 settembre 1945

Brasile

 

8 maggio 1945

Argentina

 

8 maggio 1945

Cina

7 Dicembre 1941

23    settembre 1945

Resa Incondizionata

I Governanti sono processati da un tribunale internazionale

 

 

 

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[1] La Gran Bretagna nel 1939 era un Impero a cui aderivano, in  forme istituzionali particolari, nazioni che nel dopoguerra diverranno  Stati con piena sovranità e che  forniranno truppe. Sotto comando britannico pertanto si avranno truppe provenienti dal Canada, dal Sud Africa, dall'Australia, dall'India, dalla Palestina, dalla Nuova Zelanda. Inoltre, sempre sotto comando britannico, opereranno truppe provenienti da quei paesi  sconfitti ed occupati dall'Asse. In particolare corpi di Truppa Polacca, Norvegese, Danese, Olandese, Belga, Greca. UN particolare status avranno le truppe francesi rifugiatesi in Gran Bretagna nel 1940, poi confluite nelle forze della Francia Libera insieme a quelle dell'impero coloniale al momento della occupazione totale della Francia da parte della Germania

[2] L'armistizio, nel diritto internazionale, è un accordo tra le parti in lotta che, dopo la dichiarazione di guerra in cui ogni parte può esercitare sull'altra la violenza bellica, mira a porre una provvisoria sospensione della violenza bellica. L'armistizio ha termine in due modi: o con la ripresa dell'esercizio della violenza bellica ovvero, secondo l'accezione comune, la guerra o con la firma del trattato di pace. Ad esempio durante il regime armistiziale vigono le condizioni stabilite nel documento dell'armistizio, ad esempio non vengono restituiti i prigionieri; con il trattato di pace viene ripristinata la normalità, e, seguendo l'esempio dei prigionieri, questi debbono essere restituiti.

[3] Questo aspetto deve essere messo in relazione al comportamento degli Stati Uniti nei confronti di quei francesi che si oppongono a Petain ed al suo governo. Gli Stati Uniti non sembrano avere una linea chiara: prima riconosco Vichy, poi nel 1943, con l'invasione del Nord Africa, sembrano appoggiare  l'Ammiraglio Darlan; morto questi l movimento di Giraud, per poi approdare, a De Gaulle.

[4] Le Isole Haway non erano territorio della Unione. Lo diverranno nel dopoguerra come cinquantunesimo Stato degli Stati Uniti d'America. L'impatto nella pubblica opinione statunitense dell'attacco, portato di sorpresa, fu enorme. Il Presidente Roosevelt definì il 7 dicembre 1941 il "giorno dell'infamia", significando il fatto che mentre i rappresentanti giapponesi discutevano a Waschingotn i termini di un accordo,  si attaccava di sorpresa. Molte polemiche sono sorte nel dopoguerra su questo aspetto. Alcune teorie sostengono che fu l'Amministrazione americana a costringere, con varie misure economiche, a scendere in guerra, tema la sottomissione economica del Giappone stesso agli Stati Uniti. Uno degli argomenti a sostegno di questa tesi è il fatto che gli Usa avevano penetrato i Codici di Trasmissione segrti giapponesi; conseguentemente il giorno dell'attacco le tre portaerei erano in mare, in un area di sicurezza; in porto rimasero solo le Corazzate che, come confermeranno le successive battaglie, erano ormai, come navi di linea, obsolete. In pratica tutto fu orchestrato per avere un pretesto valido per scendere in guerra. Tesi quanto mai ardita, ma che non sposta i termini della nostra questione.   

[5] E' costante, nelle roventi polemiche che da oltre mezzo secolo accompagnano questi avvenimenti, il non evidenziare ruolo estremamente defilato di rappresentati di alto livello del Ministero degli esteri nelle trattative finali . Lasciare ai militari, per giunta di medio livello, come il Gen. Castellano, la conduzione delle trattative fu una fuga dalle proprie responsabilità che dovrebbe essere sottolineata. La presenza di un ambasciatore estremamente esperto avrebbe certamente evitato molti errori. Ma si sapeva che gli avvenimenti avrebbero "bruciato" tutti coloro che ne erano protagonisti, quindi fu ben prudente tenersi a distanza di sicurezza. Un altro capitolo non certo esaltante della nostra classe dirigente del tempo che, come conviene, è lasciato sempre sullo sfondo. 

[6] Alcuni autori tedeschi imputano a Kesserling il fatto di essersi attardato a disarmare gli italiani; Kesserling imputa la reazione popolare a Roma il fatto di non aver potuto disporre di due divisioni. Nella realtà il Comando Supremo tedesco, aveva già preventivato di ritirare tutte le truppe sulla linea che sarà chiamata "Gotica, cioé fra Pesaro e Livorno, se non addirittura sulle Alpi, in una riedizione degli scenari della prima guerra mondiale. La capacità di Kesserling di frenare gli alleati e di agire con locali reazioni dinamiche permise di tenere il fronte a sud di Napoli fino a settembre, per poi ritirarsi lentamente. Per Kesserling inizia quella "manovra in ritirata" che sarà il suo capolavoro e che terrà gli alleti lontano dalla pianura padana fino all'aprile 1945.

[7] Questo si realizzerà nel 1949. Infatti, terminato il regime armistiziale con il Trattato di pace del 10 febbraio 1947, nei due anni successivi, l'Italia si integrò sempre più nel sistema occidentale e con al firma del Patto Atlantico e l'entrata nella Nato, si può dire che l'Italia divenne "in toto" alleata a pieno titolo con  Stati Uniti e Gran Bretagna e Francia.

[8] Non solo il comportamento delle truppe marocchine fu il frutto di questo atteggiamento. Ben più grave il comportamento tenuto dai francesi liberi nei confronti dei prigionieri italiani, circa 65.000, caduti in loro mano dopo la resa in Tunisia. Oltre al fatto che 15.000 soldati italiani furono "ceduti" da inglesi ed americani in aperta violazione della Convenzione sui prigionieri del 1929, (nota come convenzione di Ginevra) che vieta la"cessione " a qualsiasi titolo di prigionieri, l'Italia non era in guerra con la Francia Libera avendo firmato l'armistizio con la Francia il 24 giugno 1940. I prigionieri che cadevano nelle mani dei francesi liberi dovevano essere consegnati a Inglesi e Americani, paesi con cui eravamo in guerra, così come i prigionieri  tedeschi caduti in mano al Corpo Polacco, in Italia, venivano consegnati ai Britannici. Ma se questa aperta violazione della Convenzione di Ginevra può essere ascritta al mondo delle questioni teoriche, (anche se aperta rimane la questione delle violazioni delle norme internazionali e quindi la legittimità del Tribunale di Norimberga) ben più grave fu il trattamento inflitto ai nostri militari. Si può dire, senza tema di smentita, che in fatto di efferatezza, crudeltà, dolori, tragedie e quanto altro si possa mettere sul bilancio delle sofferenze patite dai nostri soldati, la prigionia italiana in mano francese non è secondo, e di molto, a quella tedesca. Per questo aspetto Cfr. Coltrinari M., Orlanducci E., I Prigionieri Militari Italiani nella Seconda Guerra Mondiale in Francia e nei territori francesi, Roma. Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, 1996.  -

[9] Ci si riferisce qui al regime del  Maresciallo Petain. Il governo di Vichy collaborò a pieno con i tedeschi; perseguì sempre un trattato di pace con i tedeschi avente lo scopo di portare la Francia nell'orbita tedesca. Per ottenere questo si adottò la politica antiebraica del III Reich, con conseguenza partecipazione diretta allo sterminio degli ebrei, una collaborazione pedissequa alle direttive tedesche, tanto che per mesi si offrirono truppe francesi da inviare a difesa del vallo atlantico, ed una costante partecipazione alla lotta contro gli Alleati. Se tutto questo non ebbe lo sbocco voluto, fu per via della volontà di Hitler di tenere i francesi di Petain in uno stato di sudditanza giuridica e reale, in attesa della vittoria finale, dove si sarebbero fatti i conti. Quindi Petain, ed il suo regime, fu un alleato entusiasta e fattivo del III Reich, ma fu da questi sempre tenuto a distanza. I francesi, naturalmente questo non lo riconoscono, ma è il caso di tenerlo presente quanto si analizza il comportamento dei francesi degaullisti nei nostri confronti.

[10] L'Urss era particolarmente risentita di non essere stata chiamata al tavolo dei negoziati armistiziali con L'Italia. Questo determinò due conseguenze: la Urss non chiamò al tavolo dei negoziati la Gran Bretagna e gli Stati Uniti quando si arresero i paesi dell'Europa Orientale, ponendo quindi solide basi al suo espansionismo vero occidente; fu la sua risposta alla volontà occidentale di tenerla lontana dal Mediterraneo. La seconda conseguenza l'inserimento del Partito Comunista nel gioco politico italiano, con la cosiddetta svolta di Salerno, che diede a Togliatti ed ai comunisti un ruolo rilevante nella politica italiana. 

[11] Per amore di discussione, possiamo paragonare Mussolini e la sua R.S.I. a De Gaulle e la Francia Libera. Entrambi fondarono i propri governi sul non riconoscimento di quello precedente. De Gaulle non riconosce quello di Petain, che era il legittimo governo istituzionale di Francia, Mussolini non riconosceva il governo di Badoglio che era il governo legittimo istituzionale d'Italia. Entrambi si reggevano grazie all'appoggio della potenza referente, De Gaulle la Gran Bretagna, Mussolini la Germania. Entrambi non avevano la forza autonoma di sopravvivere: entrambi dipendevano dalla vittoria, e quindi dalla volontà, della loro potenza protettrice.

[12] La resistenza può essere articolata in resistenza armata, quella condotta dall'8 settembre 1943 in Italia e all'estero, contro la Germania e i suoi alleati e collaboratori, e la Resistenza lunga, cioè quella messa in atto contro il fascismo al momento della sua presa del potere e dopo la promulgazione delle leggi speciali del 3 gennaio 1925. A questa si possono iscrive coloro che diedero vita al movimento "Giustizia e Libertà",  Lauro de Bosis, tutto il movimento socialista e comunista ecc., che saranno poi la base della Resistenza armata.

[13] Altiero Spinelli, nel suo confino di Ventotene, nel 1943, già individuava quello per cui si doveva lottare: una Europa unita e al riparo da ogni guerra nazionalistica o di altro genere.

[14] L'Unione Sovietica doveva dichiarare guerra al Giappone tre mesi dopo la fine della guerra in Europa

[15] Divisa in quattro zone di occupazione, con Berlino anch'essa divisa in quattro zone, rispettivamente assegnate a Stati Uniti, Gran Bretagna Francia, Unione Sovietica. Nel 1947 le zone di occupazione di Stati Uniti, Francia, E Gran Bretagna sono riunite in uno stato tedesco, La Germania Federale, che si da una Legge Fondamentale e che acquista sovranità totale, con Capitale Bonn. La zona sovietica crea una Repubblica democratica, con Capitale Pankov.  Berlino è fuori dai due stati tedeschi e amministrata dalle quattro potenze. Nel 1989 con la implosione della Unione Sovietica la Germania Democratica si estingue ed il territorio viene assorbito dalla Germania Federale, che divine Germania. Berlino viene restituita alla sovranità tedesca nel 1992, e divine capitale della Germania nel 1998.

[16] Ed è il motivo per cui "Approfondimenti" propone questo dossier, soprattutto per dare base di discussione negli incontri con le nuove generazioni di studenti. L'invito a partecipare è ribadito.

[17] E' questa la tesi propugnata da uno dei nostri vice presidenti, Ambasciatore Alessandro Cortese de Bosis. Quindi ci aspettiamo da lui una ampia chiosa alle nostra esposizione. Soprattutto sarebbe interessante analizzare lo strumento di resa firmato ed i suoi contenuti e significati, oltre che a comprendere come mai non furono chiamati rappresentanti italiani, essendo una questione che riguardava l'Italia, a firmare.

[18] E’ in essere la preparazione di un volume dedicato alle differenze che intercorrono tra la Guerra di Liberazione condotta dal popolo italiano e la Campagna d’Italia condotta dagli Eserciti Alleati.